L’importanza di chiamarsi EX

Ieri, dopo la pausa pranzo, stavo chiacchierando con una collega quando se ne è avvicinata un’altra.
A un certo punto questa dice sottovoce e con un po’ di risentimento “uhm, ecco il mio ex”, e noi mute. Quando lei se ne va io chiedo all’altra: “Ma perché, hanno avuto una storia?”
“Mah, hanno scopato un po’ di volte, ma lui zero”
“E quindi, scusa, ex di cosa? Ex voto?”

A me ‘sta mania di noi donne manda ai matti.
L’ex.
L’ex per me è uno con cui hai condiviso qualcosa di più del letto, una pizza, quattro colazioni, una mostra e un viaggio in tram. E vi assicuro che c’è gente che definisce ex persone con cui ha fatto molto meno.

Anch’io nel passato sono andata a letto per più di tre volte con la stessa persona, e magari mi ci trovavo pure bene: ridevamo, pranzavamo fuori e ci siamo senz’altro confidati, parlando, scrivendo e telefonando, qualcosa che andava al di là della data di nascita; addirittura forse per un periodo ho pensato che potesse nascere una storia, ma la storia non è mai nata ed io non mi sono mai sognata di definirlo un ex. Figuriamoci con quelli con cui c’è stato ancora meno.

Quindi PERCHÉ?

Per essere sputtanate al bar dell’ufficio da uno che dice “mah, veramente abbiamo scopato per qualche mese”?

Perché bisogna accreditare al proprio curriculum sentimentale una persona che non ne voleva mezza da noi? Cos’è? Un modo per sentirsi meno insicure? Revisionismo storico? La giustificazione del tempo che si è perso dietro ad uno con cui non ha funzionato? La sindrome del poster in cameretta?

Io, se lo facessero con me, sarei parecchio infastidita. Quindi capisco i miei amici maschi che liquidano la questione con un  “ah, sì, è un’amica”, “abbiamo avuto una storiella” oppure un più diretto  “sì, me la sono scopata”.

Perché di certo, dolci fatine dei boschi dei tempi andati, c’è che quando voi lo considerate un ex, lui quasi mai è al corrente del fatto che abbiate avuto una storia. E se lui non vi ha mai comunicato che avete una storia, evidentemente non potrete, quando finisce, considerarlo un ex. Punto.

Fate uno sforzo per sembrare meno disperate di quello che siete, vi prego. Perché, posso garantirvi per esperienza, quelle che definiscono ex uno con cui non hanno mai avuto una relazione sono quelle che passano l’esistenza sbavando per averne una; quelle che non sanno star da sole, quelle che esistono solo in virtù di qualcun altro.

Poi ti chiedi perché questi scappino al primo cambio di vento: perché siamo dei gatti neri appesi alle palle.

Quindi fatela finita e ingoiate il rospo. Toglietevi invece una soddisfazione nel futuro, come fece la mia migliore amica quando dopo anni incontrò un tizio, dal quale si era fatta sfruttare biecamente e a lungo senza avere mai neanche l’onore di un cappuccino, che le disse: “Un po’ come quando stavamo insieme” e lei finalmente poté rispondere: “Perché, stavamo insieme?”.

Io avrei aggiunto: “Sarebbe stato meglio saperlo allora. In quel caso, ti avrei lasciato”.

(Non so perché mentre scrivevo mi è venuto in mente un mediometraggio di Alejandro Amenabar: “Luna”. Forse perché dal desiderio alla psicosi il passo è breve. Guardatevi le spalle.)

LUNA – ALEJANDRO AMENABAR – VERSION ORIGINAL

 

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