Ti faccio la cassetta

A me manca, la cassettina.
Non so quante ne ho preparate per fidanzati e amiche del cuore (di più per le amiche del cuore, a dire il vero, di solito sono più meritevoli).
Sono arrivata addirittura a registrare in loop  un brano su una cassetta da 60 almeno tre o quattro volte nella mia vita.
Una certa predisposizione all’ossessione? Sarà, ma adesso io i brani in loop sull’ipod mica li metto.
È tutto diverso. Prima se avevi voglia di risentire un pezzo dovevi riavvolgere il nastro. Oggi basta schiacciare di nuovo un tasto e il brano riparte, tutte le volte che vuoi. Non c’è neanche il minimo brivido della conquista, della fatica, della volontà, eccheddiamine.

Quando si preparavano le cassettine si stava lì mezzo pomeriggio, con custodie (che poi sarebbero servite a sbrinare i vetri della macchina) disseminate per terra e penne e foglietti da tutte le parti. A fare i calcoli su cosa ci sarebbe stato su una facciata, a dare un senso ai brani lenti e veloci, a scrivere a penna autore e titolo.

Da “grande”, per alcuni amici, ho preparato cd, ma non è la stessa cosa. Non per chi li prepara, almeno.
La fatica, la fatica, quello manca. A questo dovrebbero riferirsi gli adulti quando dicono che le nuove generazioni non sanno cosa siano la dedizione e la fatica. Te credo: non hanno mai preparato una cassettina!

Io lo dico: se qualcuno mi fa una cassetta, oggi, me lo sposo; pur non possedendo più nessun mangianastri dove poterne verificare i gusti musicali.

 

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