Le puppe a pera

È un po’ come quando ti hanno detto per la prima volta alle scuole dell’obbligo, spiegandoti  l’opera di un pittore, che un tempo i canoni estetici erano diversi, che erano belli il grasso e la cellulite, perché davano un senso di opulenza, e che “a quel tempo” se eri grasso voleva dire che avevi di che mangiare e, quindi, eri ricco e, quindi, eri bello.

Ok, da quel momento tutti abbiamo saputo che a ogni era, per ogni secolo, relativamente a ogni decade, corrispondeva un canone estetico diverso. Così, per sempre, senza via di scampo.
Per comprendere l’argomento servono solo due cose: l’osservazione e un po’ di sociologia da bar.

Tra le tante parti del corpo che possiamo prendere in considerazione quelle più gettonate sono da sempre le cosce, i piedi, e il seno. Il seno, da grosso e cadente a naturale e piccolo, da sostenuto e pieno a assente e, poi, turgido e artificiale.

Playboy ha pubblicato online una rapida analisi dell’evoluzione del seno dagli anni 50 fino a oggi. E a dire il vero, detto così, non sembra ci sia molto da imparare. Son cose che già sappiamo. Eppure gli anni 60 continuano a destare, in me, un particolare interesse. Perché ogni volta che vedo immagini così resto sempre a bocca spalancata:

e l’unica cosa che mi viene in mente è questa.

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