Vi raggiungo tra un po’

Se c’è una cosa che adoro è la luce che c’è al mare a settembre. Perché è una luce molto simile a quella che arriva un’ora prima che tramonti il sole d’estate. È calda e fredda allo stesso tempo, nitida e morbida, allegra e triste. Per me quella è la luce della vacanza. La luce delle fotografie e delle ultime docce in spiaggia prima di infilarsi una maglietta tiepida e risedersi a guardare il mare, magari con una birra in mano, mentre tutti gli altri iniziano ad andare via perché si è alzato il venticello.

Ecco, solo a immaginarmelo sto male. Non ho mai avuto così tanta voglia di vacanza come quest’anno. Di mare, poi, non ne parliamo.

Mi sento come prima della fine della scuola, quando io e la mia migliore amica ci regalavamo un quaderno con la promessa di scambiarci “il nostro diario delle vacanze” a fine estate. Certo, perché c’erano troppe cose da dirsi, non si potevano riassumere tre mesi così, come se niente fosse, al nostro ritorno. E poi non ci si poteva mica telefonare tutte le sere: costava troppo e quelli che erano in coda alla cabina ti guardavano malissimo, ti mettevano pressione, era un’angoscia vera. Ti ascoltavano pure, i maledetti, ché a un certo punto le cabine con le due antine di vetro erano sparite ed erano comparse quelle open space, della serie che se ti piaceva uno lo sapeva tutta la coda, la sala giochi e pure tua madre che passava con le zie e i cugini per la passeggiata digerisci-gelato.
Insomma, era un dramma. Dovevi convivere con i tuoi segreti. Però cosa ti poteva fregare di altro? C’era quella luce. E c’era il mare. E c’erano gli amici. E, porca miseria, la cassettina con la musica giusta. E facevi un milione e mezzo di foto (che ti sviluppavano dopo cinque giorni) intanto che aspettavi di tornare a casa a raccontare alla tua migliore amica la luce che c’era, quell’estate.

Questo è lo spirito che ho addosso quest’anno, e per questo non sto nella pelle. È come se potessi prendere un treno e raggiungere quella ragazza là,  quella nella cabina che dice “dopo ti scrivo”, e non si riferiva a facebook.

Stasera ho visto questo video per la prima volta, e non ho ancora deciso se mi è piaciuto oppure no, però appena è finito mi si sono scatenate sottopelle tutte le sensazioni di cui sopra, quindi direi che i ragazzi sono riusciti nell’intento: farci morire dalla voglia di tornare alla baia.

Potessi, mi ci tufferei in questo video.
Ecco, magari eviterei di leccare il tappetino antiscivolo della piscina. Certo, lo avessi fatto allora, invece di scrivere decine di quaderni, sarebbe stato diverso: non sarei stata la ragazza silenziosa che si fermava in spiaggia fino a tardi, ma quella con la glossopatia cronica.

Che sciocca, avessi voluto diventare popolare, forse avrei dovuto prenderlo in considerazione.

[tube]http://www.youtube.com/watch?v=9PnOG67flRA[/tube]

Director: David Wilson
Photography: Richard Stewart
Editor: James Rose

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