Ci sono dei momenti in cui cammino per strada e mi sento enormemente felice.

Avete presente quell’attimo in cui, dopo la chiusura di una storia, fate un sospiro gigante e provate quella sensazione di leggerezza e rinascita? Quel momento in cui vi verrebbe da gridare “ehi, sono libera!”, anche se non si sa bene da cosa?
Ecco, ieri mi chiedevo se fosse possibile provare quell’esatta sensazione anche dividendo la propria vita con qualcuno. E mi sono risposta che forse no. O che forse non mi è ancora capitato.

Le categorie delle emozioni che si provano quando si sta con qualcuno sono ben definite: ci sono quelle che si sperimentano quando si sta bene (l’innamoramento) e quelle che si sperimentano quando si sta male (il disinnamoramento). In quasi tutte quelle belle, però, quasi mai c’è quel senso di libertà.

C’è la completezza, c’è il desiderio, c’è una felicità un po’ strana data dall’emozione di pensare a qualcuno che ti sta pensando. C’è lo stomaco che si strizza. Ci sono le viscere che ti ricordano quanto è bello baciarsi. Ma quel senso di libera liberazione no.

Qualche anno fa parlandone con un amico la definimmo il frame della felicità. Un istante della vita in cui qualcuno schiaccia il tasto pausa e tu hai come un’illuminazione. Ma non è che ci si può mettere con la gente e lasciarla solo per riprovarla. Converrete che sarebbe una scelta imbecille. E poi a stare insieme capitano un sacco di cose belle. Non possiamo stabilire preventivamente cosa succederà nella nostra vita, né organizzarla nella speranza di riprovare una sensazione che dura in media venti secondi.

Anche perché non è mica detto che la sensazione arrivi. Spesso ci vuole del tempo. Spesso prima ci sono un sacco di lacrime e neve e tristezze e finire davanti al casello dell’autostrada con la gabbietta del gatto sul sedile e continuare a ripetersi “sto benissimo, sto benissimo” mentre si cerca di alzare la sbarra della barriera di Agrate con il telecomando del cancello di una casa che non sarà più la tua.

Quello che so è che a me quella sensazione piace sempre tanto. È la mia preferita. È come quando vai in bici veloce con una canzone che ti fa impazzire nelle orecchie e chi ti ferma più.

Il punto è che probabilmente ci siamo messi con le persone sbagliate, o ci siamo incastrati in storie sbagliate. È che siamo stati con altri esseri umani che abbiamo amato e poi abbiamo smesso di amare. Abbiamo stimato, divertito, imparato, odiato e all’improvviso abbiamo deciso o abbiamo dovuto decidere che era arrivato il momento di fare a meno di tutto. Che ci meritavo di stare bene, di nuovo. E abbiamo assecondato quella spinta emotiva. Fosse quella della nostra sopravvivenza o del adesso togliti dai coglioni.

Insomma, non lo so, io ieri camminavo e mi è successo di nuovo. E non mi è capitato dopo la fine della mia ultima storia importante, ma perché stavo pensando a un tipo che aveva iniziato a piacermi parecchio e all’improvviso ha sbagliato tutto. Nella fuga, anche solo mentale, avevo ritrovato quella sensazione meravigliosa. E dovevo avere una faccia così serena che un ragazzo che mi stava venendo incontro mi ha guardato e ha girato il collo per continuare a osservarmi come nei film. E io ho sorriso pensando “sto da dio”.

Così ho mandato un pensiero veloce a tutte le persone che ho amato, che mi hanno fatta soffrire e che ho fatto soffrire. Un pensiero di pacificazione e affetto.

Ho continuato a camminare, con la mia sensazione preferita addosso e ho capito che quel senso di libertà che mi rende felice è, in fondo, la più grande dimostrazione di egoismo che io conosca: tutto quello che ho fatto, l’ho fatto per me.

5 pensieri su “

  1. Che post, ragazza!
    Leggo il più possibile stasera…
    sulla sensazione del post-rottura e la libertà. verissimo, e stando con una persona la puoi riprovare a sprazzi solo se la relazione è serena e vera, importante.

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  2. sensazione vissuta raramente, dato che ho il difetto di amare a tempo indeterminato
    qualcosa di simile l’ho provato alla fine di stressanti periodi di lavoro, o alla fine di esami pesanti, dopo averli superati
    sicura che si tratti di egoismo? potrebbe essere semplicemente il sollievo di averla scampata bella, di non aver fatto un errore di cui pentirsi amaramente

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  3. volevo staccare dal lavoro con uno dei tuoi post, ma gli ultimi da quando so del blog li ho già letti tutti e allora ho giocato la roulette dell’archivio e ho scelto ottobre 2011 e questo post. Beh, cheppalle, anche a distanza, anche senza volerlo, anche se parli di altro mi dai spunti perfetti. Grazie

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