Non è mica la naja

Come ho già ripetuto spesso, mi piace la compagnia degli uomini, più di quella delle donne, perché gli uomini vanno dritti al punto senza troppe paranoie quando c’è da discutere di questioni sentimentali. Le donne che amo frequentare e che sono i veri pilastri della mia vita hanno, in cambio, nei momenti di reale disperazione, qualcosa che manca agli uomini: la forza e l’autoironia.

Ok, stiamo generalizzando. Non rompete le palle.

Comunque, a me piace parlare con gli uomini. Non è colpa mia se sono cresciuta con dei buoni esempi, se mi sono scelta dei buoni amici e se, nonostante tutti i riconoscibili difetti di genere, io con gli uomini mi trovi bene.

Le donne, a parte le mie preferite, tendono alla tragedia. Tendono alla paranoia. Non sanno stare da sole. Sono delle palle al piede. Vorrebbero avere il controllo della situazione, ma questi “stronzi” non glielo permettono.

Oggi ho citato a un’amica piuttosto su di giri quella meraviglia, capolavoro della sceneggiatura, che è l’esposizione della regola dei tre giorni in How I Met Your Mother (lo so, lo so, i miei riferimenti sono ripetitivi, cosa volete che vi dica, ho imparato dagli uomini).

[tube]http://www.youtube.com/watch?v=ZkmheRE9zi4[/tube]

In un primo momento, dato che nonostante le premesse resto donna anch’io, mi sono professata seguace della teoria di Ted: ho una nuova regola, la chiamerò “ti piace, la chiami”.
Cazzo, sì. Io mi profondo sempre in grandi applausi quando gli uomini hanno il coraggio della sfacciataggine, o del romanticismo, e semplicemente ti cercano.

In realtà però la mia gratitudine è insita in una forma di egocentrismo variabile (la variabilità sta nel grado di interesse che il tizio ha scatenato) che va dal “ah, mi ha cercato, pensa un po’” al “grazie per averlo fatto tu, grazie per non avermi messa nella condizione di doverti cercare io, grazie per avermi risparmiato un’eventuale figura di merda ed esserti accollato tu il rischio, grazie per aver fatto quello che, insomma, in quanto a regole della conquista toccava a te fare”. E poi?

E poi tocca dare ragione agli uomini.

Perché quello che succede è che quello a cui piaci davvero e ti tartassa all’infinito inizia a piacerti meno. E l’altro, con il quale avresti accettato di andare a bere una birra a sera per venti sere di fila, improvvisamente sparisce (“ma come?”).

Gli uomini sono come i gatti, al posto della paura, annusano la vostra disponibilità. Non importa se voi volevate soltanto bere una birra, meglio non correre il rischio. Meglio inserire la variabile temporale.

Insomma, improvvisamente ho avuto un’illuminazione e ho dovuto dire all’amica:
“fa bene a non cercarti”
“perché?”
“perché è riuscito a farti parlare solo di lui”
“non è vero”
“sì che è vero e se gli piaci tornerà al momento opportuno”
“eh, no! col cazzo”
“…”
“secondo te quando?”

E così, dopo questa pregnante conversazione, ho deciso di essere pronta a dire la verità agli uomini e rovinare la mia vita sentimentale per sempre: la regola dei “tre giorni” per funzionare davvero deve diventare un ibrido. Ha bisogno che venga inserita l’alternativa mosbiana: prima di sparire per tre giorni, voi la dovete cercare. Subito. Solo così le metterete il tarlo in testa.

Se funziona con me, che ho scardinato tutte le regole, figuriamoci con le altre.

Certo, poi però dovete farvi sentire in un lasso di tempo legale. Non dimenticatevi che noi donne moderne siamo banali anche nell’essere permalose.

 

 

 

 

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