Gli altri sono io

Qualche giorno fa è successa una cosa: un amico ha postato su facebook una foto con la sua nuova fidanzata. Nulla di grave, non fosse che il suddetto amico ha chiuso da pochi mesi, e in malissimo modo, una storia di tre anni.

Per malissimo modo intendo dire che, al di là del senso di colpa che uno pensa possa perseguitare un essere umano a vita, forse la prima cosa che doveva avere per la testa era quella di proteggere la persona che aveva ferito e con la quale aveva deciso, fino a poco tempo fa, di condividere parte della sua quotidianità. E così noi amici comuni abbiamo pensato: “che cazzo sta facendo?”
Inutile dire che l’altra parte in causa, vista la foto romantica e un po’ rarefatta dei due, ha immediatamente commentato (altrove) “non c’è limite al cattivo gusto”.  Effettivamente.

Perché? Qual è la necessità di un gesto del genere? Ferire l’altro non credo, già si è fatto a sufficienza. Assecondare il nuovo arrivo neanche, perché il nuovo arrivo, sinceramente, può mettersi in saccoccia che uno non debba condividere proprio con tutti la nascita di un amore. L’amore, appunto, quello che non riesce a farti star zitto neanche con una bomba in bocca, ma anche lì, sinceramente, il buon senso dovrebbe prendere il sopravvento.

Forse sono esagerata io. Io che su facebook non ho mai neanche voluto compilare il campo “impegnata con”, io che non ho mai pubblicato le foto delle vacanze insieme (tranne dell’ultima – una cosa su cui dovrei interrogarmi, forse stavo allontanandomi così repentinamente che da qualche parte dovevo dare segni tangibili dell’esistenza della mia storia). Forse sono troppo furba io, che per evitare di farmi del male “nascondo” i post di chi non deve più fare parte della mia vita per tutto il tempo che ritengo necessario. Resta il fatto che, porca puttana, i social network esistono e ammantano le nostre vite e non si può far finta che non sia così, non si può non farci almeno un pensiero. E una cosa del genere travalica sì il limite del cattivo gusto. Significa più che altro che, in sostanza, t’importa solo di te stesso.

Lo dico sempre, lo ribadisco, ed è per me qualità imprescindibile degli esseri umani che voglio accanto il saper mettersi nei panni degli altri.
Purtroppo non si impara. È una dote che ce l’hai o non ce l’hai.
La capacità di mettersi nei panni di un altro, oltretutto, si porta dietro tante altre meraviglie, positive e negative, che vanno dalla bontà, alla strategia, al buon senso, alla comprensione, all’azzardo.

Io non riesco a stare con una persona che non sappia a mettersi nei panni degli altri. È più forte di me.
Resto sistematicamente delusa quando mi rendo conto che accade.
Non si può essere così concentrati su sé stessi da perdere di vista quello che si ha intorno. Le persone che fanno parte della nostra vita. Le persone che ci vogliono bene e quelle che ci odiano. Quelle che abbiamo fatto soffrire e quelle che stiamo per far soffrire. Quelle che ci teniamo accanto e quelle che lasciamo.

Insomma, forse sbaglio a parlare qui di una cosa che non mi riguarda, ma d’altra parte la privacy sembra essere diventata una conquista, quindi non credo farò un grave danno a chi ha voluto consapevolmente comunicare qualcosa a tutti. Né all’uno né all’altra.

Il mio è un consiglio: non c’è bisogno di troppe pippe mentali. Non c’è bisogno di telefonare agli amici, di parlare con la nonna, di fare contento il nuovo che avanza. Come già dissi a qualcuno che pretendeva gli venisse riconosciuta questa qualità: “C’è solo un modo per essere considerati persone perbene ed è comportarsi da persone perbene” . Fermarsi un attimo e pensare, far finta di essere quell’altro. Bastano dieci secondi, ve lo assicuro. Dieci secondi e avete risolto tutti i vostri problemi. Dieci secondi e vi evitate non dico di ferire a morte qualcuno ma per lo meno non passare per quello che non volete. Che poi è l’unica cosa che vi interessa. L’immagine che gli altri hanno di voi. Ecco, se riusciste a mettervi ogni tanto nei panni degli altri, riuscireste anche a vedere che gli altri ora stanno scuotendo la testa, sempre di più, sempre più lentamente, sempre più bassa. Perché loro a voi ci pensano, e a loro fate una grande tenerezza. La tenerezza che fanno quelli che tanto, poveretti, non ce la fanno proprio, anche se si sforzano.

3 pensieri su “Gli altri sono io

  1. Passavo di qua dopo tanto, magari per iniziar bene la settimana, e leggo qs post. Non tanto per la prima parte”sentimentale” . Su cui ho pareri personalissimi. Non distanti per altro. Quanto per i “panni altrui” della seconda parte. So che nn crederai quanto capisca questa tua frustazione. Perche’ oramai nn sara’ piu’ rabbia. Ultimamente m’interrogo quanto sia stato saggio “camminare per tre lune nelle scarpe altrui”, prima di giudicare, quando quasi tutti nn hanno speso un secondo per guardare le mie scarpe se fossero strette e scomode. O se in quel momento ne avessi persa una 😐 E’ difficile distinguere talvolta il masochista dal saggio indiano, anche per me.

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    1. Cmq hai ragione:e’ una dote che o non ce l’hai,o non puoi nasconderla. Per cui io posso suggerirti dei buoni plantari, ma tu nn smettere di camminare per molte altre lune. Tanto ti vediamo tutti molto ginnica (almeno moralmente 🙂 ) Strepitosa settimana 6y9.

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