Perché è nato il 25 dicembre!

A me piace fare i regali, mi piace farli durante tutto l’anno ma non a Natale.
Inutile che stia a spiegarvi perché, sono certa che l’80% di voi la pensa allo stesso modo. Solo che io a volte li salto davvero, non li compro, e poi mi ritrovo incartata in situazioni d’imbarazzo in cui dico “grazie non dovevi” e all’altro non restituisco il favore.
Mi sento effettivamente un po’ di merda, ma poi in fondo non m’importa davvero.
Ci sono persone a cui faccio sempre il regalo di Natale, ovvio, non sono un mostro, però è qualcosa che continua ad affaticarmi molto. Mi piace pensare alle persone in modi diversi, in tutti i modi, in tutti i tempi, anche comprando qualcosa per loro, quando mi va. Tutto questo per dire che forse dovrei farvi un regalo di Natale, ma non so come. Così mi è venuto in mente che l’anno scorso un amico ha chiesto a me e altri amici di scrivere per lui un racconto, un ricordo, una storia qualsiasi che avesse come tema il Natale. E dato che la festività si ripresenta puntuale, direi che il mio vale anche per quest’anno. Ve lo incollo qui, è poca cosa.
È solo giusto per ringraziarvi di passare da queste parti e scrivermi le belle cose che mi scrivete.
Trascorrete dei giorni felici, da adesso in poi, per molti moltissimi giorni.

Io non ce l’ho l’albero di Natale, non ho neanche un presepino finto. Un tempo montavo un lungo filo di palline di carta rossa comprate al mercato notturno di Chiang Mai. Le palline avevano un buco sufficientemente grande da essere conficcate ognuna in una lucina, ma sufficientemente piccolo da non cadere. Le mettevo lungo la ringhiera dell’ammezzato che porta al mio soppalco, con il solo intento di dare al gatto un hobby distruttivo che lo tenesse impegnato per tutta la giornata.
Ogni sera, al mio rientro a casa, tutte le palline erano a terra, e ricominciavo da capo. Le inserivo di nuovo, una a una, con un’ostinazione pari solo alla tenace voglia di vendetta del felino casalingo e grasso.
Pensavo che quello fosse il mio personalissimo modo, laico, di portarmi dietro una tradizione che era stata vissuta nella mia infanzia come bellissima e attesa: il giorno di Sant’Ambrogio, ogni anno, si scendeva a recuperare gli scatoloni in cantina e si preparavano, insieme, l’albero di Natale prima, il presepe poi. Con le luci, gli specchietti, il muschio e tutto il resto.
Dopo anni e anni di allestimento presepi, credo verso la fine delle elementari, rimasi molto colpita dalla scoperta che alcune famiglie – ben più cattoliche della mia – aspettassero la notte di Natale per depositare nella capanna il “bambinello”.
Cercai così d’importare la nuovissima tradizione in casa, con ingiustificata determinazione e supportata da evidenti dati storici e logici. Ma non ci fu niente da fare: dopo due anni dovemmo arrenderci. Nessuno di noi ricordava, il 25 dicembre, di tirar fuori dal cassetto la statuetta di gesso del neonato.
Oggi parte della mia famiglia non c’è più. Anche il gatto non c’è più. E così non mi viene da “montare” un bel niente. E non è per la paura di soccombere alla nostalgia o per il raggiungimento dell’età adulta, la presa di coscienza dell’assurdità di un gesto legato a una religione che non ti appartiene, pigrizia, spazio o modernità. No, è proprio mancanza d’interesse: per me il Natale non è più un argomento.
Me ne sto qui, guardando gli altri agitarsi intorno a abeti dell’Ikea, tg su San Gregorio Armeno e fotografie digitali ai medesimi riflessi delle luci sul naviglio, e alla fine non me ne importa proprio nulla.
Perché in fondo so di avere un’unica vera preoccupazione, io. Ed è quella di non dimenticarmi più nessuno nel cassetto.

4 pensieri su “Perché è nato il 25 dicembre!

  1. … però la tua foto ai riflessi delle luci sul Naviglio ci è piaciuta comunque. Non è per “fare la pistina”, ma perché ti seguo. Mi piace seguirti, qui e su fb. Perché sei una bella, bellissima persona e amica.

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  2. Non l’hai mai fatto di dimenticare qualcuno nel cassetto ( forse è capitato solo alla statuina del presepe). Non è da te. Non ti appartiene il dono della dimenticanza, quando si tratta di rapporti autentici. La lealtà è la tua grande dote e io lo so bene.

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