Just one cent

Avete presente quel gioco che fanno gli sposini con il bicchiere o quelle poltrone fatte ad “S” per cui siete seduti a lato del vostro interlocutore, ma gli siete vicinissimi e potete guardarlo negli occhi? Ecco, di solito sono legate a un’idea di romanticismo e io credo che quelli della British Airways siano dei romantici: hanno creato dei sedili in cui si vive esattamente quella sensazione, quella della “S”, quella del bicchiere a gomiti incrociati, quella in cui io, sconosciuta accanto a te sconosciuto, non posso fare altro che fissarti negli occhi e tu sei così vicino con il viso che a un certo punto, dopo dodici ore di volo, forse ci potremmo anche baciare.

Peccato che uno non lo sappia chi gli capiterà di fianco, per questo c’è a disposizione il divisorio finestrella scorrevole, anche se la sua scorrevolezza è identificata solo dalla scritta “divider must be down for safety briefing”. Cazzo, che bastardi, ti danno anche la scusa perfetta: “perdonami, ma sai, mi manca l’aria…”.

Ho fatto una prova allungando il mio braccio verso l’altro lato: mancano circa 10 centimetri per toccare il volto di chi potenzialmente potrei aver seduto accanto. Potrei, perché grazie a dio (le probabilità che lì si sedesse l’uomo della mia vita, diciamocelo, erano abbastanza scarse) il sedile di fianco a me è vuoto.

Io do le spalle alla cabina di pilotaggio. Decollare al contrario fa impressione. C’è un momento in cui sembra che l’ala stia per toccare l’asfalto e capisci perché il tizio ti ha fatto mettere, contrariamente al solito, praticamente sdraiata.

Non è piacevole, non fino in fondo, i jeans tirano sulle ginocchia e ti scappa la pipì.

Quando esco dal bagno l’aereo è ancora tutto in pendenza e tornando al mio posto sento qualcosa che mi scivola lungo la pianta del piede, nello stivaletto un po’ largo. Il tizio mi mette in mano l’agognata bustina; quella che contiene la mascherina, le cremine per il viso, lo spazzolino, il burrocacaino, i tappini e tutti gli ini per cui la gente paga cifre a tre zeri per viaggiare.

Lo afferro sorridente, poi mi sfilo lo stivaletto e lo giro.
Cade un centesimo.
Toh, un centesimo.
Quando lo prendo in mano però scopro che è un centesimo di dollaro.
Come sia finito un centesimo di dollaro nella mia scarpa è un mistero, per questo lo metto via come qualcosa di veramente prezioso.
Poi lui, il tizio, torna con il menù e mi chiede “champagne?”. Faccio scorrere lo sguardo “un rioja del 2004”.

Mi porta il vino, con le mandorle. Parla e io ovviamente non capisco un cazzo, per la metà vado a intuizione. Dio quanto è bello l’inglese britannico, così composto e perfetto, controllato e incalzante. È sexy.

Comunque bevo vino per dormire, ché la cosa peggiore del mio viaggiare in business è che mi capita (perché mi capita per fortune lavorative e di rado, giusto per essere chiari) sempre quando sono stravolta dal sonno.

Stanotte ho dormito tre ore e mezza.
Scrivo su un quadernino, non so perché, dato che ho il computer con me.
Quando sono in viaggio scrivo sempre a mano. Poi magari ricopio, come capiterà anche questa volta. Sembra una cosa folle eppure lo continuo a fare. Anche perché è l’unico modo per poterlo fare ovunque. Qualche volta, come mi è successo in India, serve anche a raccontare agli altri la mia esperienza mentre le vivo e rassicurarli sul fatto che, appunto, sono ancora viva.

Mi mangio le pellicine intorno alle unghie, sento contemporaneamente le voci di tutti i miei ex fidanzati, qualcuno mi dà anche un colpetto sulla mano. Per una volta accetto il consiglio e tolgo le dita dalla bocca.
E scelgo un film con Ryan Gosling, solo perché voglio sentirlo parlare.

2 pensieri su “Just one cent

  1. un volo così, quelle voci, tutte. senza mandorle e senza chamapgne, forse, ma con quello scrivere a mano di chi lo fa sempre. e con l’inglese americano, sguaiato ma cortese. E’ un’altra volta una coincidenza, forse ti ero seduta accanto e non ce ne siamo accorte, a esse.

    "Mi piace"

  2. un volo così, quelle voci, tutte. senza mandorle e senza chamapgne, forse, ma con quello scrivere a mano di chi lo fa sempre. e con l’inglese americano, sguaiato ma cortese. E’ un’altra volta una coincidenza, forse ti ero seduta accanto e non ce ne siamo accorte, a esse.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...