Caffè?

Il fatto che noi esseri umani non siamo particolarmente intelligenti e rispondiamo a istinti che ci appartengono da quando siamo bambini può essere provato facendo piccole prove empiriche nella nostra vita quotidiana.
L’altro giorno mi hanno detto che avrei dovuto ridurre i caffè.
Poco male, a me del caffè non è mai fregato molto. Che ci sia o non ci sia per me è la stessa cosa: “li elimino del tutto, cazzo me ne frega, tanto ne bevo un numero che varia dallo zero ai tre giornalieri”.

Sono passati due giorni e sto salivando.
Voglio un caffè. Desidero un caffè. Agogno un caffè.
E non me ne è mai fregato niente.
Accompagno alla macchinetta i colleghi e li guardo come se stessero infilando i soldi in una slot machine che rende loro centinaia di monete dorate: un caffè. Della macchinetta. Di merda.
Dio, quanto vorrei quel caffè.

Ora ditemi se questo non succede anche con l’amore. Se non siamo banali come il bambinetto a cui si porta via il trenino giocattolo: “adesso basta, più”.
Come più? Io lo rivoglio, è mio, lo voglio ADESSO. Mi serve. Non posso farne a meno.
E giù a piangere.
Esattamente come per l’amore e per il caffè. Non importa se è un caffè di merda: senti già il sapore in bocca.

Siamo dipendenti da tutto e pensiamo che tutto ci appartenga. Siamo così capricciosi da permetterci di pensare di poter fare a meno di qualcosa e quando poi ci viene effettivamente tolta non riusciamo a pensare ad altro.
Sbaviamo come i cani di Pavlov.

Qual è il nostro problema?
Confondiamo il nostro bisogno di amore con i bisogni primari. Siamo così portati a volere tutto che non sappiamo rinunciare più a niente.
Neanche se è per poco, neanche se è per il nostro bene.
Neanche se la nostra relazione si è raffreddata ed è piena di schifezze come un cattivo caffè.
Insomma, non serve che vada avanti. Il giochino lo avete capito. E lo conoscete bene, tra l’altro.
Per questo le nostre nonne ripetevano proverbi come “in amor vince chi fugge”, “chi mi ama mi segua” e la Bonaccorti ha scritto “La lontananza”.
È una regola che non fallisce mai e dimostra invece quanto siamo fallibili noi.

Per questo io lo prendo come un esercizio emotivo generico, e il caffè non l’ho ancora bevuto.
Sono sempre stata molto brava a non bere caffè, seppur facendo un enorme sforzo su me stessa.
E, alla lunga, devo dire che ha funzionato.
Provateci anche voi: fa parecchio bene al cuore.
Ma capisco che non possiate crederci ora, non ora che siete in astinenza; ve ne accorgerete da soli un giorno quando qualcuno vi farà una domanda banale e voi riuscirete a dire no, accorgendovi che non state più salivando per quel caffè.

3 pensieri su “Caffè?

  1. Sì ma…sei più felice, senza “caffè”? è questa poi la domanda che dobbiamo porci tutti. Cosa ne rimane della nostra vita senza le dipendenze? non dipendere da qualcosa ci fa sentire più forti, ci toglie un po’ di paure, ma non ci rende più felici.

    P.s: Ovviamente non devi rispondermi.

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