Ho un defunto nello status

Se c’è una cosa che non sopporto è questa mania di salutare su facebook i morti. Non i morti famosi (anche quella), non gli animali, i nostri morti; svilendo e sminuendo e togliendo di concreta drammatica verità il dolore che proviamo per la perdita.

Il dolore se c’è, non si condivide su facebook. Se ce n’è un pochino, se c’è dispiacere, se la persona la si conosceva sì, bene ma non troppo, anche lì, comunicarlo su facebook porta in risalto l’egocentrismo di chi compie un gesto immaturo e sciocco: ragazzi, i tempi della Smemoranda sono finiti da un pezzo.

“Addio X, il migliore di tutti”
“Ciao X, resterai per sempre nel mio cuore. Grazie”

No, resterà per sempre sulla vostra bacheca di facebook il fatto che, in fondo, non siete poi così sinceri o forse solo drogati di protagonismo e social media.
Oppure siete pazzi, pensate che il cielo si squarci in due e che, all’improvviso, qualcuno vi faccia un fischio per richiamarvi e vi sorrida con il pollice all’insu “like”, perché in Paradiso, si sa, non c’è il wifi.

Fate bene a dirlo su facebook quanto vi mancherà.
Bravi, senza pensarci neanche un secondo, su, che magari arrivate pure primi.

Non la farò lunga, ma “qualche morto” ce l’ho pure io e quello che so per certo è che non ne parlerei mai su facebook. Non ne parlo quasi mai, figuriamoci su facebook.

Non ne parlo online perché difendo la mia privacy, perché per indole sono fatta così e perché non sono così scema dal non avere capito che questo è un mondo dove la gente anela sapere quanto più possibile di te per poi usarlo, eventualmente, a proprio piacimento, anche contro di te, pur non conoscendoti affatto.

La vita privata, quella vera, deve rimanere privata. La morte, che è il sentimento più privato che esista, non può essere svuotata del suo significato.

Le persone che ho amato sono protette da questa giostra di ipocrisia malata.

Per questo, amici, se siete persone intelligenti, non salutate i vostri morti online ma, più di ogni altra cosa, non salutate i morti “altrui”.
Facendolo rischiate di dimostrare solo una cosa: che quella morte, nella classifica delle morti, non fosse poi così importante.

La morte della gente non merita di essere usata come status, perché voi vi sentite tanto tristi (posto che lo siate davvero).

Invece di accedere a facebook e comunicarci qualcosa di cui in fondo non sappiamo nulla, riflettete un attimo sulla morte di quella persona per la quale non state perdendo molto più tempo a struggervi di quello che ci mettete a scrivere online “ciao”.

Se ci tenete, comprate uno spazio sui quotidiani, come si faceva una volta. Mandate un telegramma alla famiglia, anche perché, ne sono certa, nessuno della famiglia del defunto (quelli che soffrono davvero) sta leggendo o comunicando su facebook il suo dolore. Non lo farà, e se qualcuno lo ha fatto è il caso che gli consigliate un bravo psicologo.
Non fate altro. Comunicate privatamente la vostra compassione.

Siete rispettosi, siate umili, dimenticatevi di VOI. E non salutate la gente su una bacheca dove dopo tre secondi dal vostro cordoglio apparirà una foto di tre culi con sopra scritto “guarda cosa fanno queste tre ragazze universitarie! Pazzesco!” solo perché un pirla qualsiasi ci ha cliccato sopra.

Semplicemente, non fatelo. Lo dico per voi, ci fate una figura migliore.
Che soffriate tanto, o poco, ci fate una figura migliore.

2 pensieri su “Ho un defunto nello status

  1. Devi capire che noi siamo ciò che dice la nostra bacheca di Facebook. E’ reale solo ciò che si vede.

    E poi facendo le condoglianze su facebook ci auto-perdoniamo del fatto che, magari, non si è sofferto poi così tanto per questa morte. Un saluto su facebook e via, coscienza pulita: Torniamo a parlare di figa senza sentirsi fuori-luogo.

    Altro discorso il cordoglio sui personaggi famosi, che è ancora più ridicolo a mio parere.

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  2. Io sono d’accordo con te, ma non so difendere il mio punto di vista. Perchè in fondo mi chiedo: che differenza c’è fra lo spazio su un quotidiano e lo spazio sul web?
    Dalle mie parti le partecipazioni sui quotidiani o le locandine mortuarie affisse per il paese sono il minimo della decenza; di per sè non significano un cazzo: le fa mettere la vedova allegra così come i figli distrutti dal dolore. Solo se NON le fai affiggere puoi sollevare qualche riflessione (maligna) sulla qualità del tuo lutto.
    E’ un fatto di luoghi: a noi FB sembra quello sbagliato, ma siamo una minoranza così striminzita che sospetto che questa caduta di stile verrà presto inglobata dalla norma al pari di tanti altri malcostumi come interrompere “La dolce vita” con la pubblicità dei pannolini, o produrre talk show su babbi stupratori e mogli licantrope. Malcostumi che dopo aver scioccato si limitano a scocciare, con una semplice migrazione della “i”, per poi passare irrilevati fino a costituire una convenzione.

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