Tutte le parole di cui abbiamo bisogno

Qualche ora fa qualcuno mi ha detto che non sopporta che gli si chieda “scusa”. Mi chiedeva di non farlo.

Aveva ragione e ho accettato. Non faccio fatica a comprenderne i motivi.

Sarebbe bellissimo vivere in un mondo in cui non ci si chiede mai scusa e non perché si è maleducati, solo perché tutti ci comportiamo in modo tale da non averne bisogno.

Le scuse non sono necessarie, è vero. Ormai il danno è fatto.
Tutte le volte che qualcuno mi ha chiesto scusa la frase che mi è uscita più di frequente è stata “sì, ma io ti scuso”, come a dire “il punto non è quello, dovevi pensarci prima”.

Il problema è che siamo esseri umani, e non sempre riusciamo a comportarci come gli altri vorrebbero. A volte li feriamo, a volte lo capiamo troppo tardi, a volte sentiamo davvero il bisogno di chiedere scusa, soprattutto per mettere al riparo noi stessi, per resettare le cose, sollevarci dall’errore compiuto.

Ma quando qualcuno sa mettersi nei panni degli altri, la dote più grande che esista al mondo, la parola “scusa” non è necessaria. Per questo si dice “amare vuol dire non dover mai dire mi dispiace”, perché per chi ama è facile mettersi nei panni dell’altro: chi ama pensa sempre all’altro prima che a se stesso.

Eppure quando le coincidenze si mettono tutte insieme succedono cose strane.

Tipo che la persona che non vuole che le si chieda scusa non sa che io ieri su un volo, da sola, ho scritto una lunga serie di frasi che non gli avrei comunque dato o detto, e ognuna iniziava appunto con “scusa”.

E oggi mentre mi ingiungeva di non chiedere scusa, io ricevevo – fatalità – le scuse da qualcun altro a cui dicevo di non chiedere scusa.

La persona che non vuole che le si chieda scusa tempo fa mi disse che non voleva sentirsi dire grazie.

Su quello però fui intransigente: se non riesci a farti ringraziare dalle persone vuol dire che non sei a tua volta in grado di ringraziarle. Abbiamo così stretto un patto: qualcuno non dirà scusa e qualcuno imparerà a farsi dire grazie.

Poi stasera ho finito un libro. E sono arrivata alla pagina dei ringraziamenti.

Quella pagina l’autore l’ha chiamata “Scuse”.
Ho mosso la testa all’indietro impercettibilmente con quel moto di sorpresa che ti assale quando una coincidenza ti arriva in faccia come un treno guidato dal perturbante freudiano.

Scrive: Questa dovrebbe essere la sezione dei ringraziamenti. Ma ho una teoria secondo la quale chiunque vogliate “ringraziare” merita probabilmente anche delle scuse.

Leggendo le scuse dell’autore ho capito: c’era molta più vita in quella paginetta che in una biografia.

Ho capito che chiedere scusa è necessario, soprattutto quando si fanno i conti con il passato, e ho capito che può essere bellissimo renderlo innecessario, ma che per farlo dovremmo diventare dei semidei.

E soprattutto ho capito che io, ieri, quando scrivevo la mia lunga lista, in realtà, proprio come l’autore del libro, non avevo nessuna intenzione di chiedere scusa, in realtà volevo solo dire GRAZIE e che tutto il resto, se ce ne fosse stato bisogno, sarebbe venuto da sé.

3 pensieri su “Tutte le parole di cui abbiamo bisogno

  1. Sante parole come sempre.
    Poco tempo fa ho letto nella postfazione a un libro che stavo leggendo questa massima: “never apologise. never explain”. In quella mi ha colpito, soprattutto perché trovo che il “never explain” dia un senso leggermente diverso al divieto di scusarsi. Mi piacerebbe essere abbastanza semidio da poter seguire quella massima alla lettera. Che dice in fondo: “non cercare di dare al passato un senso diverso, hai fatto quello che hai fatto e il minimo che tu possa fare è prendertene la responsabilità”.
    Poi però credo anche che ci siano delle scuse più rivolte al presente, quelle che ti chiedo scusa non perché voglio cancellare il passato, ma perché sono pronto a fare il necessario per rimediare nel presente.

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  2. Mi piace quanto scrivi perché mi fa pensare a un altro tema legato alle scuse – e forse, molto, alla natura femminile – quello del senso di colpa. Molto più importante è la responsabilità, è vero. Ma anche la capacità di riconoscere che qualcosa è cambiato, che quanto è successo non ti appartiene più così tanto e che sì, devi delle scuse a chi ha subito quel tuo passaggio un po’ maldestro. A questo punto ti dico grazie.

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