Vita, morte e miracoli

Quando sentite dire che di fronte alla morte uno vede passarsi davanti tutta la vita, non credetegli. L’unico pensiero che riuscirete a formulare in quella frazione di secondo (che vi sembrerà lunghissima e brevissima nel suo svelarvi cosa arriverà dopo) sarà semplicemente “e adesso?”.

E adesso? Dopo questa luce che ci sta inondando – e non è la luce del tunnel né della Madonna che è venuta a portarvi via tra le braccia, ma quella dei fanali di due deficienti che non rispettano le precedenze e vi falciano via a tutta velocità – e adesso cosa succederà?
Adesso dopo la botta, durante la botta, cosa sta succedendo, quanto è forte, quanto durerà, moriremo?
Quando la macchina si ferma hai solo un pensiero: il primo è la verifica del fatto che sei ancora viva, il secondo è la verifica che gli altri siano ancora vivi. E gli occhi li alzi piano perché l’hai vista la macchina arrivare come un proiettile e lo sai che i proiettili ammazzano. E invece no. Senti una voce e capisci, perché qualcuno lo sta facendo, che devi uscire dall’automobile. Perché se no tu staresti lì dato che l’unico pensiero che hai nella testa in quel momento è “…”.
“Stai bene?” non sai quante volte ve lo chiedete.
Perché si sa che quella è l’unica cosa importante soprattutto quando sembra impossibile che si stia davvero bene.
Stiamo bene.
Siamo vivi.
Stiamo bene. “Stai bene?”
In quei frangenti, se stai bene, e non ti sei fatto proprio nulla, quasi nulla, diciamo, si diventa razionali come supereroi. Guardi la scena dell’incidente come se non ti avesse coinvolto. Impossibile. Eppure hai freddo. E le orecchie rimbombano come se fossi stata tutta la sera in discoteca, e invece è solo che la botta è stata fortissima. E gli air bag fanno casino.
E l’ambulanza la volete? Sì, no, sì, no, sì.
Siamo tutti così vivi che neanche ti viene voglia di ammazzarli quelli che quasi ti hanno ammazzato.
Ieri è stata una giornata strana. Ho fatto i conti con un po’ di cose.
Ad esempio con il fatto che gli altri tendono a pensare solo a sé stessi e sono disposti a passarti sopra pur di preservare l’idea di quello che credono di essere o di voler essere. E non sto parlando dell’incidente.
Sono quelle cose che ti fanno pensare che se già prima di un impatto quasi mortale avevi formulato il concetto “questo toglietemelo dalle palle adesso”, subito dopo hai decisamente altro a cui pensare.
Tipo agli altri che sono importanti.
Proprio come quando scendi da una macchina e non fai altro che ripetere “stai bene?”.
Ero con due delle persone migliori che conosca ieri sera e non so dire cosa abbia significato vivere questa esperienza con loro. Solo che guardarsi e rendersi conto di essere fatti di carne e ossa e che tutti i pezzi sono ancora al posto giusto, ecco, se non mi ha fatto piangere ieri, mi fa un po’ piangere adesso.

Perché quando uno rischia la vita sono gli altri a fare la differenza. Gli altri con le loro vite dentro la tua.
La differenza la fa lo spazio che hai lasciato e quanto hai dato loro e come li hai fatti entrare e quello che sanno di te, cosa hanno fatto, cosa hai fatto, cosa farai, cosa faranno, cosa farebbero, come siete cresciuti, insieme. Sono le persone che ti sono entrate dentro, in un modo o nell’altro, e te ne accorgi mentre alcune le vedi scendere dalla macchina e alle altre lanci un pensiero. A tutte, messe in un mazzetto.

E allora non importa la giornata che hai avuto. Perché non l’hai avuta. La botta si è portata via tutto, anche la delusione. Perché capisci tante cose.
Ad esempio la differenza che c’è tra un “mi fa piacere” scritto su un sms e un “per favore stai viva” detto a mezza voce.
Sto viva, sì. Sto viva.
Sto viva.
Per favore, statemi vivi anche voi.

2 pensieri su “Vita, morte e miracoli

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