Warning

Ognuno di noi ha di sé un’immagine prestabilita.
Pensiamo di essere fatti in un certo modo eppure tutti ci percepiamo così complessi che è difficile o quasi impossibile riuscire a descriverci agli altri.

Ho sempre pensato che chi fosse in grado di descriversi in fondo fosse una sòla. Nessuno di noi può essere univocamente qualcosa. Certamente il nostro carattere poggia su scale di valori e indole, ma siamo troppo sfaccettati per poterci permettere la rigidità di una definizione.
Ciò nonostante, dei tanti aggettivi che potremmo usare per descriverci, ce n’è uno che non usiamo mai, perché ce ne dimentichiamo o, semplicemente, ci vergognamo ad usarlo.

Siamo fragili.
Ma ammetterlo prevede uno sforzo, una resa, un mostrare il fianco, cosa che non ci è concessa.
Eppure lo siamo, sfido chiunque a negarlo. Siamo fragili tutti, allo stesso modo.
Ma ricordarci della nostra fragilità e di quella altrui sembra impossibile.
Spesso si dà per scontato che le persone che ce la fanno sempre, che si rialzano, che sono determinate, che sono quelle che la gente ama definire “forti”, siano in grado di sopportare tutto. È così, ma questo non significa che nello sforzo non si spezzino anche loro, come tutti gli altri.

Anche i figli di puttana, sicuramente, a modo loro, sono fragili.
Forse proprio a causa di quello sono diventati figli di puttana. Per non farsi ferire, per mettersi al riparo.

Spesso si ha rispetto di fragilità più apparenti e ci si disinteressa di quelle nascoste.
I deboli vanno protetti. E cosa ne è dei forti?
Io mi sento dire da tutta la vita che sono una persona forte. Eppure so benissimo che non è così. Non è l’immagine che ho di me, io, che mi conosco da tutta la vita. La posso firmare con il sangue la mia fragilità estrema.
Ma il fatto che riesca a raccogliere tutte le mie risorse di fronte alle avversità o che non riesca a tergiversare troppo nelle situazioni che mi feriscono, mi rendono agli occhi degli altri una coraggiosa, una forte, una che sa il fatto suo, una su cui contare sempre.
Sarò anche tutto questo, fatto sta che spesso la gente pensa che a me le vicende della vita o le parole e le azioni noncuranti facciano meno male che ad altri, tanto sono come quelle bamboline con la palla di piombo dentro, quelle che anche se le fai cadere tornano sempre su. E poi si sa che io perdono sempre tutto. Che faccio la dura e poi sono comprensiva. Che nella vita e sul lavoro io sono quella “giusta” e non nel senso “paninaro” del termine.
Ma è una fatica.
Perché sono fragile e ho diritto a mettermi al riparo.
E l’esperienza insegna che è necessario farlo.
Essere consapevoli non significa essere invincibili. Avere il coraggio di dire la verità non significa non avere paura di affrontare le conseguenze.

Spesso si dice che le persone forti sono le più sole, per fortuna non è il mio caso perché, appunto, io forte non sono.
Sono anzi sempre più debole e vulnerabile, ogni volta che gli altri si convincono che con me possono concedersi tutto.
Per fortuna la gente mi vuole bene. Se no pensa che casino.
È questo amore che protegge la mia fragilità dalle incursioni troppo dolorose o faticose: il pensiero degli altri che ci sono e ci saranno sempre è un appoggio morale che fa da air bag alle emozioni.

Insomma, stasera vorrei allentare gli argini e permettermi di essere quello che sono. Con onestà.
Vorrei che qualcuno a cui importo si prendesse cura di me. Che si occupasse di tutto. Che mi facesse un bagno caldo, mi asciugasse piano, mi mettesse a letto. Vorrei fosse qualcuno a cui la mia fragilità importa più della mia forza e che mi sapesse maneggiare, con amore.

Ma poi non è vero. Ho mentito. Non ho bisogno di qualcuno che si prenda cura di me stasera.
Ho bisogno di qualcuno che si prenda cura di me sempre.
E anche voi, perché anche voi siete fragili come me. Siete fragili come tutti.
Ed è ora che gli altri lo sappiano.

Un pensiero su “Warning

  1. … vorrei che qualcuno mi mettesse la mano sulla spalla e mi dicesse “andrà tutto bene”, anche se poi magari non è vero o non è detto sia vero … e magari lo è o magari anche no …ma è la mano sulla spalla che fa la differenza e forse anche il tono della voce …a prescindere dalle parole e dal loro significato …

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