La morte ti fa bella, dentro

Non voglio diventare deprimente, giuro che presto parleremo di qualcos’altro, ma oggi una persona ha fatto una cosa bella per me. E volevo condividerla con voi.

Come avrete intuito ho fatto brutto un incidente dal quale sono uscita praticamente illesa. È stata una specie di miracolo o forse un avvertimento, non lo so, quello che so è che la ferita più profonda è quella nell’umore.

Sono stata molto giù per per i primi giorni. Dicono sia normale. Un po’ perché ti metti a pensare alla vita, un po’ perché ti scende l’adrenalina e il cervello va in down pesante.
Se questo è l’effetto che fa, sono felice di non aver mai provato la cocaina.

L’altro giorno, mentre ne parlavo con un ex fidanzato, lui mi ha detto “tranquilla, poi passa. È che se basta un incrocio per morire, viene da pensare che anche vivere valga un semaforo”.
Non avrebbe potuto esprimere meglio quello che era il mio pensiero in quel momento.
Tutto precario, futile, inutile.

Io ho scritto una tesi sulla morte. Sulla fotografia e la morte. Quando la presentai al mio professore mi disse che non aveva tempo per me. Io allora vivevo in Spagna, ma continuavo a studiare a Bologna. Fu il mio professore di fotografia spagnolo a insistere perché io tornassi in Italia e convincessi il prof italiano a lasciarmi fare quella tesi. Lo feci, e lo convinsi.
Ma il mio professore spagnolo, al quale devo l’insegnamento di non arrendersi davanti al primo no, mi guardava con sospetto.
Lo incuriosivo.
Mi aiutò tantissimo. Mi portava libri e mi presentava amici. E un giorno mi disse: “adesso spiegami perché una ragazza di 24 anni è così interessata alla morte”.
“Ma io non sono interessata alla morte”, risposi.
Ricordo ancora dove eravamo. E quanto mi sorprese quella domanda.
Credo che cercasse di trovare dentro di me un qualche trauma, un conflitto da elaborare, un segreto.
Non c’era niente di tutto quello che lui pensava. La morte era letteraria, la morte era interessante per me perché rendeva la fotografia letteraria, raccontava una storia. E a me piacciono le storie.

La morte per la maggior parte di noi non esiste. Continua a non esistere anche quando si vive quella altrui. La nostra morte è inaccettabile, ovviamente. È il meccanismo che ci permette di vivere come viviamo, sentendoci immortali. Se passassimo la vita a pensare alla morte saremmo tutti depressi, o suicidi.

Ieri un caro amico mi ha detto “guarda che apprezzare di essere vivi non è da tutti i giorni”.
È vero.
Per tanto tempo, noi immortali, abbiamo pensato che fosse una banalità. Frasi da cioccolatini. Vivi ogni giorno come fosse l’ultimo. Cogli l’attimo. Meglio vivere di rimorsi che di rimpianti.
Frasi.
Poi due fanali puntati negli occhi ti squarciano ben altro che la macchina.

La verità è che mi vengono frasi che non pensavo avrei mai pronunciato. Ieri mi sono ritrovata in bocca questa ovvietà: “la vita è veramente breve, può essere più breve di quello che pensiamo. Non possiamo perder tempo a pensare a quella degli altri che insistono perché restino parte della nostra, non volendoci permettere di far parte della loro”.

In tutta risposta la persona a cui lo dicevo stamattina mi ha scritto che quelle parole l’avevano fatta riflettere prima di addormentarsi. Io invece mi sono addormentata ascoltando Wagner, seguendo il consiglio di qualcuno che non vedo da tanto tempo, e per la prima volta mi sono avvicinata e forse ho compreso l’emozione grande che poteva provare mio padre, quando si metteva ad occhi chiusi, con le cuffie, in poltrona, e mia madre mi diceva “non disturbare papà ché sta ascoltando la musica”.
Ora capisco.

Comunque, quella persona ha fatto per me un grande gesto d’amore. Ha trascritto per me un lungo stralcio di un libro.
Si tratta di “Viaggio a Ixtlan, le lezioni di Don Juan”.

Oggi, nel mondo del copia incolla, trovare qualcuno che copi per te qualcosa perché ti resti, è davvero un gesto di affetto vero. Impiegare il proprio tempo per fare qualcosa per gli altri, ecco, questa è una cosa che non facciamo più.
Questo è lo stralcio. Perché anche se il regalo è per me, ho voglia di condividerlo con voi.
Leggetelo. Magari vorrete condividerlo con altri. Magari copierete qualcosa per qualcuno, un giorno.
Magari rifletterete sulla morte. Un giorno.
Vi auguro che non sia l’ultimo.

“La morte è la nostra eterna compagna”, disse don Juan in tono molto
grave. “È sempre alla nostra sinistra, a un passo di distanza. Ti stava
osservando mentre spiavi il falco bianco; ti ha sussurrato all’orecchio e
hai sentito il suo gelo, come lo hai sentito oggi. Ti è sempre stata ad
osservare. Ti osserverà sempre fino al giorno in cui ti toccherà”.
… Tu sei il ragazzo che inseguiva la selvaggina e aspettava
pazientemente, come aspetta la morte; tu sai benissimo che la morte è alla
nostra sinistra, al modo stesso in cui tu eri alla sinistra del falco
bianco”. Le sue parole ebbero lo strano potere di sprofondarmi in un terrore
ingiustificato; la mia sola difesa era che mi sentivo costretto a scrivere
tutto ciò che diceva. ” Come ci si può sentire tanto importanti quando
sappiamo che la morte ci dà la caccia?”, chiese. Ebbi la sensazione che in
realtà non era necessario rispondere. Comunque non avrei potuto dire nulla.
Un nuovo stato d’animo si era impadronito di me. ” La cosa da fare quando
sei impaziente”, continuò Don Juan, ” è voltarti a sinistra e chiedere
consiglio alla tua morte. Ti sbarazzi di un enorme quantità di meschinità se
la tua morte ti fa un gesto, o se ne cogli una breve visione, o se soltanto
hai la sensazione che la tua compagna è li che ti sorveglia”…
… Quindi rispose che non si insisteva mai abbastanza sulla questione della
nostra morte. Sostenni che per me non avrebbe avuto significato dilungarmi
sulla mia morte, perché un tale pensiero mi avrebbe dato soltanto disagio e
paura. ” Sei proprio un disastro!” Esclamò. ” La morte è il solo saggio
consigliere che abbiamo. Ogni volta che senti, come a te capita sempre, che
tutto va male e che stai per essere annientato, voltati verso la tua morte e
chiedile se è vero. La tua morte ti dirà che hai torto; che nulla conta
veramente al di fuori del suo tocco, la tua morte ti dirà: non ti ho ancora
toccato”…
… ” Si”, disse dolcemente dopo una lunga pausa. ” Uno di noi deve
cambiare, e presto. Uno di noi due deve imparare di nuovo che la morte è il
cacciatore e che è sempre alla nostra sinistra. Uno di noi due deve chiedere
consiglio alla morte e sbarazzarsi delle maledette meschinerie proprie degli
uomini che vivono come se la morte non dovesse mai toccarli”…

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