In caso di incendio

Qualche giorno fa su Corriere.it qualche redattore in preda alla noia estiva ha sparato in home page un post ispirato a “The burning house” di Huntington.

È chiaro che per lo scatto di una foto bisogna scegliere degli oggetti realmente significativi ma, in assoluta sincerità, mi sono chiesta: se ti ponessero la domanda “la tua casa è in fiamme, hai 10 minuti, cosa salveresti”, tu cosa risponderesti?

E, posta la domanda a bruciapelo, sai che riponderesti subito e solo “i gatti”.

E non perché tu non abbia oggetti ai quali sei profondamente affezionata, che hanno un significato al di là di tutto, un valore che solo tu conosci, una storia.

Oltre al fatto che, da brava edonista, ti piacciono davvero certi oggetti, alcuni corrispondono a veri godimenti estetici.

Ma è una questione d’affetto, e di buon senso.

Negli anni hai imparato che degli oggetti puoi fare a meno. Sarà stato quel viaggio in cui ti hanno perso la valigia e hai capito che non ti serviva poi più di tanto per restare in vita, anche con una certa dignità e pulizia. Sarà stato che qualcosa a cui tenevi davvero te lo hanno rubato. Sarà stato che almeno un hard disk nella vita ti si è bruciato o il fatto che lo scatolone che avevi lasciato nel tuo posto di lavoro preferito si è sfasciato in un allagamento prima che potessi andare a recuperarlo.

Sarà stato grazie o per colpa di tutto questo che, nonostante tu sia legata agli oggetti che a loro volta sono legati ai ricordi, hai imparato che niente conta particolarmente.

Quello che conta non sono gli oggetti. Sono i ricordi, appunto.

Che banalità, vero?

Quello che conta sono gli esseri viventi. Viventi, appunto, perché vivono. Dei morti portiamo appresso gli oggetti sapendo che ci servono per ricordare, ma è importante imparare che non sono indispensabili al ricordo. Non sono necessari. Continueremo a vivere.

E continueremo a vivere senza le fotografie della nostra gioventù, senza il nostro libro preferito, senza quella maglietta, quella lettera (per chi ne ha ancora) o quella dedica. Vivremo.

Senza i gioielli della nonna, quel regalo, quel biglietto, quell’oggetto che credete rappresenti tutto per voi.

Tutto quello che serve ve lo portate addosso, dentro, intorno. Anche se perderlo vi fa scendere una lacrima. Ma quella lacrima non è relativa a quanto avete perso, è spalmata su voi stessi rispetto al ricordo della storia legata a quell’oggetto.

Finché gli esseri viventi che amate vivono, non vi servono oggetti per ricordarli. Vi serve la loro presenza. E quando sono morti vi serve la vostra memoria. Gli oggetti aiutano solo a rinfrescarla.

Diventiamo grandi facendo a meno delle cose, non delle persone.

Per questo a volte perdere tutto è una fortuna. Saprete da soli da dove partire per ricominciare.

Insomma, se brucia la casa io prendo i gatti.

Il resto lo ritroverò da qualche parte. Fuori o dentro che sia.
In un caso recuperabile, nell’altro imperdibile.

 

7 pensieri su “In caso di incendio

  1. Ti consiglio la visione del film di animazione “UP”, che secondo me tocca l’argomento da te trattato in questo post. Mi trovo d’accordo con te, anche se credo che al giorno d’oggi viviamo talmente di corsa e così poco consapevolmente che anche i ricordi vengono messi in un angolo dentro di noi. Cacciati talmente in fondo da “dimenticarci” della loro presenza. Ed avere un oggetto, qualcosa di tangibile, è il mezzo per farli riaffiorare. Che ne pensi?

    "Mi piace"

    1. Penso che tu abbia ragione, tant’è che io sono una grande conservatrice di oggetti. Il punto è riuscire a separarsene, imparare che si può anche, all’occorrenza o per necessità, farne a meno. Carichiamo di grande significato i nostri oggetti ed è giusto che sia così, perché la nostalgia è un sentimento molto sottovalutato. Però dobbiamo essere consapevoli della possibilità di esistere anche senza di loro.
      UP è un film bellissimo, uscì al cinema proprio nel periodo in cui la vita mi ha messa davanti all’obbligo di imparare a fare a meno di qualcuno. Un film bello e commovente, che ringrazio soprattutto per aver reso protagonista la vecchiaia, un periodo della vita che i genitori di oggi non sanno più raccontare ai loro figli come un valore. È importante che la Pixar abbia fatto quel film. Provai grande gratitudine quando uscii dal cinema.
      Grazie anche a te per avermelo ricordato.

      "Mi piace"

      1. Ci mancherebbe! Grazie a te per quello che scrivi, sei un ottimo spunto di riflessione, oltre che una delle poche persone fortunate con il dono della scrittura. Sei profonda e chiara, e mai banale. Un abbraccio! Ps: ho sempre così poco tempo per mettermi davanti alla tastiera… mi piacerebbe commentare all’infinito, ma non trovo mai un attimo…

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  2. Penso che tu abbia ragione, tant’è che io sono una grande conservatrice di oggetti. Il punto è riuscire a separarsene, imparare che si può anche, all’occorrenza o per necessità, farne a meno. Carichiamo di grande significato i nostri oggetti ed è giusto che sia così, perché la nostalgia è un sentimento molto sottovalutato. Però dobbiamo essere consapevoli della possibilità di esistere anche senza di loro.
    UP è un film bellissimo, uscì al cinema proprio nel periodo in cui la vita mi ha messa davanti all’obbligo di imparare a fare a meno di qualcuno. Un film bello e commovente, che ringrazio soprattutto per aver reso protagonista la vecchiaia, un periodo della vita che i genitori di oggi non sanno più raccontare ai loro figli come un valore. È importante che la Pixar abbia fatto quel film. Provai grande gratitudine quando uscii dal cinema.
    Grazie anche a te per avermelo ricordato.

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    1. Ci mancherebbe! Grazie a te per quello che scrivi, sei un ottimo spunto di riflessione, oltre che una delle poche persone fortunate con il dono della scrittura. Sei profonda e chiara, e mai banale. Un abbraccio! Ps: ho sempre così poco tempo per mettermi davanti alla tastiera… mi piacerebbe commentare all’infinito, ma non trovo mai un attimo…

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