Ti odio e poi ti amo e poi ti amo e poi ti odio e poi ti amo

Qualche giorno fa mi trovavo in una piccola isola del Mediterraneo; un posto decisamente magico dove non è difficile credere che la gente arrivi per non ripartire più.
La fortuna di viaggiare fuori stagione permette di conoscere veramente i luoghi e le persone che ci vivono.
Alcune di queste persone sembrano affezionarsi subito a te, come se fossi una specie di elemento alieno, dotato di raro esotismo, che improvvisamente entra nella loro traiettoria e al quale devono raccontare tutto nel minor tempo possibile.
È molto strano che questo accada, posto che non si è arrivati su un’isola deserta ma in un luogo che ha visto fino a venti giorni prima l’assalto assassino della peggiore umanità possibile, eppure ci sono persone che sono ancora in grado di sopportare l’essere umano, nonostante tutto. Io non so se saprei farlo.

Una delle persone che ho incontrato era l’amico dell’amico di un tizio conosciuto per caso. Una delle prime cose che gli ho sentito dire quando abbiamo parlato è stata, indicando verso un punto imprecisato dietro al bancone di un locale al porto, “quella è mia moglie. La amo tantissimo. Litighiamo tutti i giorni”.
Una frase che può suonare come una battuta e invece è una grande dichiarazione d’amore. La più grande.
La persona che mi parlava aveva quasi cinquant’anni e nei suoi occhi ho visto un lampo di vero affetto.
Chi abbia avuto modo di frequentare una lunga storia d’amore sa di cosa sto parlando.
Non mi riferisco alle vostre storie d’amore e neanche a quelle dei vostri genitori. Sto piuttosto parlando di quelle dei vostri nonni.
Di quella generazione che ha imparato a scegliere qualcuno e a tenerselo accanto per tutta la vita, perché non venivano date altre possibilità.
Gente nata e cresciuta in un mondo dove si conquistavano gli abbracci e poi i baci e poi il sesso che portava alla procreazione, in un mondo che forse aveva molto poco a che vedere con l’amore. Ma chi può dirlo.
Sfido chiunque a non ricordare due nonni che si sopportassero appena eppure all’aver pensato che le cose non potessero andare diversamente da così.
Quei due esseri umani erano legati per la vita e nessuno mai avrebbe potuto immaginarli come personalità separate. Distinte sì. Forti, incazzose, tenere e volitive. Con tanto da raccontare, nell’ignoranza e nella saggezza. Distinte, ma inseparabili.

Quando incontri queste coppie e hai la fortuna di sentire dir loro qualcosa di realmente tenero nei confronti dell’altro, ti metti a pensare se non abbia un senso, forse, smetterla di sbattersi tanto cercando di inseguire qualcosa che probabilmente non si troverà mai, rischiando di finire i propri giorni da soli, piuttosto che sorridere ai difetti di un altro che, se riesci appena a sopportare, potrebbe essere qualcuno a cui potrebbe farti piacere  rimboccare il lenzuolo, dopo un milione di vicissitudini che ti hanno portato a volerlo avvolgerlo nel lenzuolo e buttarlo in un canale.
Di solito, infatti, succede così.
Ricorderò sempre il giorno in cui il marito di mia zia, guardandola mentre era distratta e parlava con mia madre, si girò verso di me e mi disse “non è bellissima? è sempre stata bellissima”.
Mia zia allora aveva quasi 80 anni.
Non conoscevo mio zio come uno che si prodigasse in grandi complimenti, né uno particolarmente dedito alla famiglia o alla moglie, eppure lì, qualche anno prima di morire, guardava la sua anziana consorte con gli occhi di un ragazzo innamorato.
Credo proprio che quello fu il momento in cui si rese conto di quanto fosse breve la vita e di quanto fosse stato fortunato ad avere quella donna accanto (e, lo confermo, è stato molto fortunato).

Per questo, quando ho sentito quello sconosciuto dire quella frase, lanciando lo sguardo oltre al vetro che lo separava dalla moglie (“ci siamo sposati laggiù” mi diceva indicando un punto in mezzo al mare), la mia unica sensazione è stata un senso di pacificazione.
A volte mi chiedo se sul letto di morte non rimpiangeremo di non aver avuto la “sfortuna” di essere come i nostri nonni e di rischiare di essere felici, nostro malgrado.

13 pensieri su “Ti odio e poi ti amo e poi ti amo e poi ti odio e poi ti amo

  1. Non so. Io ho visto mio nonno piangere disperato la morte di mia nonna, ma nella vita è stato un marito impossibile. Per cui, forse, se avessero potuto scegliere, sarebbero stati più felici: chissà.
    La verità è che non lo sapremo mai.
    La verità è anche che ora noi pensiamo di essere liberi perché ci prendiamo e ci lasciamo quando vogliamo, ma siamo prigionieri di altri limiti che alle generazioni dopo la nostra sembreranno anacronistici.
    Poi va detto che la coppia che litiga tutti i giorni magari lo fa proprio perché cerca di parlarsi, comunicare, scontrarsi, e quello è il loro modo. Rimangono vicini perché si mandano affanculo, e non a dispetto di. E quindi, a loro modo, si amano ancora come una coppietta fresca: non sono assuefatti alla diversità dell’altro.
    Altra cosa ancora: a noi viene venduto l’amore dei film, quello che dura frizzantino per tutta la vita. E continuiamo a cercarlo come i pazzi. E ogni volta quello, maledetto, sgasa come una Coca lasciata aperta, e noi via alla ricerca di un altro amore frizzantino, e pure quello sgasa, ma ci sarà da qualche parte una Coca che non sgasa?
    E si diventa vecchi così, cercando l’anidride solforosa stabile.
    Bravi fessi.

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    1. Sono d’accordo con te, ma credo che cercare l’anidride solforosa anche sopra i 30 annni sia indice di immaturità. La vita ci insegna molte cose, bisogna però saperle cogliere, ed il cuore tenta spesso di indicarci la via dell’amore (quello che inizia sempre quando se ne vanno le bollicine, non quello dei film) ma se siamo ciechi a che serve? Ricordo che quando avevo 18-20 anni consumavo “love story” ad un ritmo impressionante, e se devo dirla tutta credevo di avere qualche strano morbo che mi impediva di andare al di là di quei 3-4 mesi di relazione. Insomma, era come avere di fronte una torta e credere di sapere il gusto che ha dopo aver mangiato solo una delle ciliegine della guarnizione. Credo che si capisca cos’è davvero l’amore quando si ha il coraggio di dare a quella torta il primo morso.

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      1. Ps: altra cosa secondo me essenziale, spesso sono le difficoltà ad unire le persone. Aiutarsi a vicenda, superare insieme momenti difficili forma legami forti, e ci fa capire chi abbiamo davvero a fianco. Purtroppo tutto questo “benessere” sposta la nostra attenzione dal contenuto al contenitore, rendendoci ciechi e super-superficiali. Sempre secondo me eh…

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  2. Non lo so. Non è questione di volere o non volere. C’è chi è felice nel momento stesso in cui vive; c’è chi è insoddisfatto dalla propria vita ma non pretende di più e va avanti; c’è chi invece non riesce ad essere soddisfatto e pretende di più. Quest’ultimi, nel momento in cui cercassero di accettare la propria condizione, non è detto che sarebbero felici: magari aggiungerebbero infelicità a infelicità.

    Quindi diventa un po’ capzioso parlare del se. Del What if. Alla fine ognuno va alla ricerca della propria felicità, e i rimorsi ci saranno sempre. Una donna 40enne è cresciuta diversamente rispetto ad una 80enne e l’humus culturale in cui è cresciuta, fatta di sogni e modelli di riferimento, non la lascerà mai, anche se cercherà di fuggirne.

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      1. Ed io non ho scritto questo. 🙂 Ho detto che confrontare epoche diverse e culture diverse è come confrontare Pelé e Messi, passami la similitudine calcistica: è difficilissimo.

        Può essere una buona cosa su cui ragionare ma…poi bisogna lasciarsi andare al fatalismo. Se siamo quel che siamo c’è un motivo. E non possiamo controllare completamente ciò che siamo e ciò che vogliamo.

        Se siamo più superficiali, come dice giustamente Mattia sopra, tendo a pensare che dobbiamo assecondare questa natura piuttosto che combatterla.

        Se siamo cresciuti con il mito dell’amore frizzantino, come dice Giulia, si può pensare a quanto l’acqua naturale sia più salutare ma il gusto, ormai, è formato. E chiedersi se era meglio crescere in modo diverso è come se mi chiedessi se sarebbe stato meglio nascere biondo e occhi azzurri. 🙂

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      2. Se scrivi qualcosa dal tenore esistenziale aspettati commenti dal tenore esistenziale anche diversi dai tuoi. 🙂

        Oppure scrivi tanto per scrivere? per bearti delle tue riflessioni e del tuo piacevolissimo stile di scrittura?

        Se cercare di capirci realmente qualcosa è da “faticoso che levati” allora…mi levo. Ma c’è differenza tra una cosa bella da leggere/pensare, ed una cosa vera.

        P.s: Tra l’altro non commento mai blog – e non discuto mai con persone – che non ritengo interessanti, quindi diciamo che questo romperti i coglioni è il mio modo di farti i complimenti.

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      3. E io ti ringrazio per i complimenti. Figurati che dire a uno che è faticoso è il mio modo per fargli i complimenti. Il mio ex fidanzato lo sa bene. Basta che non ti incazzi, eh.

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