Dove finiamo quando non finiamo da nessuna parte?

Sto cercando di lasciarmi ispirare. Di raccogliere qualche idea, qualche spunto, qualche affermazione che mi abbia sorpresa negli ultimi mesi per potermi aggrappare a un briciolo di realtà e non lasciare questo spazio abbandonato troppo a lungo.

Sento che non ce ne sono, eppure non è così.
Due dei miei più cari amici si sono lasciati la scorsa settimana.
Io sto parlando con uno sconosciuto da almeno due.
E ho i capelli pieni di doppie punte.
Di argomenti dovrei trovarne.
Pistorius ha sparato alla fidanzata nel giorno di San Valentino in quella che sembra una grandissima enorme tragedia. Ma non gli credono. È una cosa così terribile che, morta per morta, quasi per una volta verrebbe da pensare che forse sarebbe meglio l’avesse ammazzata consapevolmente, alla faccia della violenza contro le donne, perché uccidere una che si ama per sbaglio è una tragedia che non si può affrontare neanche nel pensiero di chi non c’entra niente.
Come non c’entra niente il flusso di pensiero che mi porta a scrivere questo post, ma ve ne sarete accorti già da diverse righe. Cerco di unire dei pezzi, mettere insieme cose accadute in una sorta di associazione di idee sconclusionata e per lo più inutile. Ad esempio, l’altra sera qualcuno mi ha detto “le donne hanno fidanzati anche dove non li hanno”. Mi è sembrata una frase bellissima e altrettanto vera.
Siamo pessime. Siamo gelose, ci illudiamo facilmente, siamo pronte al rancore e sospettose. Di base, qualora ci abbiate fatto nutrire almeno un sospetto una volta nella vita, prima di credere a voi, piuttosto crediamo a una che ci sta sul cazzo.
Perché lo facciamo? Non lo so. Perché siamo insicure.
Se voi ci faceste sentire sicure non avremmo bisogno di rompervi le palle.
D’altra parte non possiamo pretendere che voi ci facciate sentire sicure dal momento che vediamo fidanzati dove non ce ne sono, ovvero esattamente lì, dove siete seduti voi.
Io ogni tanto mi chiedo come possiate ancora sopportarci. Amarci, ogni tanto sposarci. Infatti lo fate sempre di meno.
E infatti io sono in una sorta di limbo in cui galleggio, osservando(ci).
Sarà stata l’influenza o tutto il cherosene che mi sono respirata a Cuba, ma mi sento come la signora 80enne che fa l’uncinetto ad agosto sulla panchina del parco, fa finta di parlare con la vicina di posto e intanto tiene d’occhio i giovani con l’espressione sorniona e affettuosa.
Mi sento come se i vostri (nostri) problemi sentimentali non mi riguardassero più.
Così gli amici si lasciano e sto un po’ male io, ma poi per una volta non mi sento all’altezza di sostenerli. Mi sembra che debbano “guarire” subito, suvvia quante storie. Il che è assurdo, inutile e spaventoso.
Forse ho perso la mia proverbiale empatia. Forse non l’ho mai avuta.
Quello che sento di aver perso è il coinvolgimento con ciò che mi accade intorno.
Una entra di soppiatto per fare una sorpresa per San Valentino e quell’altro le spara in testa.
È un mondo tutto storto e molto ingiusto. Pieno di storie che non vogliamo sentire. Di gente che si lascia, di gente che si ammazza per sbaglio e di gente che si deve ancora incontrare e forse ha paura che farlo rovini tutto quello che, ancora, non si sa neppure cosa sia. Però è stato bello, parlarne un po’.

2 pensieri su “Dove finiamo quando non finiamo da nessuna parte?

  1. Magari è il segno dell’uscita dall’adolescenza, dell’inizio del cammino che prima o poi porta su quella panchina, a fare la maglia colla destrezza di una bambina. Non ci hai pensato? Sembra un buon inizio. Basta crederci e non aver paura.

    La colonna sonora assomiglia a questa:

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  2. Magari è il segno dell’uscita dall’adolescenza, dell’inizio del cammino che prima o poi porta su quella panchina, a fare la maglia colla destrezza di una bambina. Non ci hai pensato? Sembra un buon inizio. Basta crederci e non aver paura.

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