Cos’hai perso?

Quando finiscono le cose si prova un senso di smarrimento.

Seppur fossero diventate nel tempo insopportabili facevano parte della tua vita. E ti fondavano. Perché l’essere umano è costruito soprattutto intorno alla sua quotidianità, alle sue relazioni e, spesso, al suo lavoro.

Domani finisce qualcosa e so già che proverò smarrimento, non sollievo, che è il sentimento che invece razionalmente davvero desidero.

Ma in fondo so che è questa la sensazione che rincorro e che mi quieterà l’animo, riportando in superficie quello che aspetto da tempo: ritrovarmi.

Aspetto dunque quella spinta, come qualcosa che arriva dal profondo degli abissi, dove è stata cacciata a forza, come una palla sott’acqua.
Sto aspettando che arrivi, ho le braccia qui pronte.

Perché lo smarrimento fa parte della vita, ed è quel momento in cui riprendi, invece di perderla, come credi, veramente coscienza di te.

È perdendoti per quel secondo, quel secondo che ti permette di tornare in te, che trovi davvero il contatto con il tuo io più profondo. È una questione di pochi istanti che s’incuneano nella routine della vita e nell’immagine ben piantata che hai di te. Quel te che è fuori da te e spesso dimentichi che non sei tu.
Perché tu sei altrove.
I filosofi e gli psicologi lo chiamano il Sé.
Comunque indaghi per trovare quella piccolissima gigante intuizione (illuminazione?) dentro di te, trovo che l’unico istante in cui io sia riuscita a entrare realmente in contatto con la parte più profonda di me stessa sia stato nei momenti di smarrimento.

Non parlo dello smarrimento drammatico, protratto, di certi periodi dell’esistenza in cui vaghi tra i tormenti e le domande. Parlo di smarrimenti piccoli, veloci, improvvisi, che ti prendono di sorpresa e ti costringono immediatamente a tornare a prendere coscienza di te (ok, del Sé – caffè, tè, me?).
Come un tuffatore che ti esce dalla pelle e ci si ributta dentro di testa.
Come lo smarrimento che si prova quando si prende una scossa lieve, quando ti danno uno spintone, quando ti parla qualcuno che non riconosci.
Lo smarrimento che ti afferra quando arrivi in una città nuova, quando tocchi un nuovo corpo, quando qualcuno ti aspetta per tenerti la porta aperta.
La smarrimento che intuisci quando senti un profumo che ti ricorda una persona, quando scendi in strada e hai dimenticato a casa proprio quel che ti serviva, quando dici una cosa qualsiasi e poco dopo quella cosa accade.
Lo smarrimento che provi quando qualcuno ti sfiora inavvertitamente e ti hanno sfiorato molte volte, ma quella volta è diversa. Quando rovesci un bicchiere di vino rosso sul divano bianco. Quando inciampi e rischi di cadere. Quando non trovi più una cosa che proprio sei sicuro di aver messo lì. Quando non cogli una lingua straniera. Quando provi per la prima volta un frutto mai assaggiato. Quando qualcuno fa esattamente il contrario di quello che ti aspetti. Quando all’improvviso capisci.
Lo smarrimento di una premonizione, di una confessione, del giorno che te ne vai.
Si ferma il tempo. In quel secondo mica ti sei perso, ti sei ritrovato.

Sto aspettando.

 

Un pensiero su “Cos’hai perso?

  1. ti auguro di ritrovarti, ma di trovare anche, in disordine: qualcosa di ancora più grande, abitudini più belle, primi passi di viaggi più eccitanti, emozioni più positive e grandi, ambizioni esaudite e valorizzazioni necessarie. insomma, quello che ti meriti. ad maiora!

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