Amica di penna

Quando ero piccola avevo molte amiche di penna.
Molti di voi non sapranno cosa sia un amico di penna o forse ne avranno sentito parlare leggendo i Peanuts.
Gli amici di penna erano amici che non avevi mai visto ma con i quali intrattenevi dei carteggi.
Potevano abitare nella tua città o in luoghi remoti e lo scopo era semplicemente fare amicizia, credo.
A me piaceva tanto scrivere.
Ma non sono mai stata troppo socievole. Ero (sono) una timida. Pertanto è strano che cercassi nuovi amici.
Probabilmente le lettere mantenevano una certa distanza tra me e l’altro.
La verità, però, non era che volevo nuovi amici con cui parlare (amiche, erano tutte femmine) ma che da sempre ho provato interesse nei confronti dell’umanità.
Un amico di penna lo si otteneva facilmente.
Allora non c’erano i social network. C’erano però un sacco di annunci sui giornaletti che compravano le femmine, Dolly e Cioè.
Gente che cercava altra gente per intrattenere una conversazione di qualche tipo.
Una volta ne misi uno anch’io.
Mi scrissero delle impresentabili.
Scrivevano male, non avevano niente di interessante da dire, mi annoiavano.
In quel caso, per non urtare l’amor proprio altrui, iniziavo a rispondere banalmente anche io, diventavo noiosa, dilazionavo le risposte e rallentavo a tal punto i contatti fino a che le cose si esaurivano e si archiviavano per morte naturale.
Avevo una mia preferita. Era la mia amica di penna. Avevo deciso che lei valeva la pena.
Si chiamava Sonia, era di Senigallia. Avevo anche una sua foto.
Mi piaceva perché era ironica, scriveva tanto e bene e raccontava un sacco di cose di sé.
Sembrava capire. Ci confidavamo. Era più facile confidarsi con onestà con una sconosciuta. Non c’erano filtri. Sentivo di volerle bene.
Avremmo addirittura potuto incontrarci, ma sembrava quasi un paradosso. In fondo non lo volevo.
Non ci siamo neppure mai telefonate.
Odiavo il telefono, non avrei mai chiamato nessuno, m’imbarazzava (perché ero timida, appunto).
Però sentivo la necessità di conoscere l’altro, per cui a un certo punto proposi di spedirci delle audiocassette.
Registravo la mia voce, tra un brano e l’altro e raccontavo qualcosa di me.
Era una specie di programmazione radio dedicata all’altro (lo so, ho scritto tre volte altro, fate voi).
Un’apoteosi di generosità e narcisismo insieme.

Non ricordo neppure come si chiamava Sonia di cognome.
Devo ritrovare le sue lettere.
Devo cercarla su facebook.
A dire il vero credo sia l’unica persona che avrebbe senso cercare di nuovo, su facebook.

So che non lo farò.

Un pensiero su “Amica di penna

  1. Io ci provo ancora a intrattenere conversazioni di penna con amici lontani, ma le lettere si perdono e con loro tutta la poesia. E comunque mi ha messo un po’ di nostalgia questo post! ma nostalgia buona eh… a presto!

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